L’estate romana è strapiena di eventi: il difficile è trovare
quello che ci piace, in un oceano di opportunità. Anche perché non è che uno
può uscire tutte le sere per andare a teatro, cinema, rassegne, concerti, feste
della birra, interviste dal vivo ecc… Diventerebbe un secondo lavoro. E quanti
di voi vorrebbero un secondo lavoro?
Fatto sta che a inizio giugno sono andato al “Festival delle
Letterature” alla Basilica di Massenzio, per una serata in cui un po’ di autori
leggevano brani inediti dei loro libri. Tra questi c’era anche un americano di
Detroit, un certo Michael Zadoorian, che non avevo mai sentito nominare. Ha fatto
un bel discorso in inglese (grazie al cielo con sottotitoli in italiano
proiettati su uno schermo) e ha raccontato di quanto per lui sia importante
scrivere e quanto sia stato male nei periodi in cui non aveva l’ispirazione. E’
scattata subito la simpatia a pelle, soprattutto perché si vedeva che non
capiva una parola di italiano e sembrava catapultato in un mondo di alieni,
dove comunque lui, si stava muovendo con una certa disinvoltura (solo dopo ho
scoperto che non solo questo Zadoorian è piuttosto conosciuto ma anche che non
era certo la prima volta che veniva in Italia).
Quella sera mi sono comprato il suo ultimo libro “Beautiful
Music”, edito dalla piccola casa editrice Marcos y Marcos (piccola rispetto a
Mondadori o Feltrinelli). Perché ho scelto quel libro? Perché parlava di musica
e di come la musica aveva salvato il protagonista del romanzo: un ragazzino
appena entrato in un liceo di Detroit agli inizio degli anni 70. Bene, che vi
devo dire: stupendo! Lo so che è un aggettivo che uso spesso per descrivere un
libro ma questa è l’occasione giusta per rispolverarlo. Non è solo un romanzo
in cui è impossibile non immedesimarsi con il giovane protagonista e trovarlo
simpatico, ma è anche un viaggio nella musica rock di inizio anni 70, quando le
piccole radio locali cominciavano a passare le prime note di gente che poi
sarebbe diventata un pochino famosa: Deep Purple, Black Sabbath, Led Zeppelin,
Pink Floyd, Beatles, Rolling Stones, Alice Cooper e cento altri. E’ un viaggio
nell’adolescenza difficile di un bambino bianco, che si ritrova suo malgrado,
coinvolto in scontri razziali con altri studenti di colore e che trema alla
sola idea di compiere 18 anni e dover partire per il Vietnam. Un bambino che
non sa suonare uno strumento ma che riconosce una canzone dalla prima nota,
neanche fosse l’Uomo Gatto di Sarabanda. Un bambino solitario, per
cui la musica in adolescenza, ha rappresentato l’unica boa a cui aggrapparsi,
per non affogare in un mondo che corre troppo forte per uno che ha solo 14 anni.
Ps: ogni tanto comprate anche qualche libro di piccola e
media editoria. Ok costano un pochino di più ma avrete l’opportunità di
scoprire autori che altrimenti non avrebbero mai avuto spazio tra gli scaffali
delle librerie.



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