sabato 7 luglio 2018

Una musica può fare, Salvarti sull'orlo del precipizio, Quello che la musica può fare, Salvarti sull'orlo del precipizio, Non ci si può lamentare.


L’estate romana è strapiena di eventi: il difficile è trovare quello che ci piace, in un oceano di opportunità. Anche perché non è che uno può uscire tutte le sere per andare a teatro, cinema, rassegne, concerti, feste della birra, interviste dal vivo ecc… Diventerebbe un secondo lavoro. E quanti di voi vorrebbero un secondo lavoro?

Fatto sta che a inizio giugno sono andato al “Festival delle Letterature” alla Basilica di Massenzio, per una serata in cui un po’ di autori leggevano brani inediti dei loro libri. Tra questi c’era anche un americano di Detroit, un certo Michael Zadoorian, che non avevo mai sentito nominare. Ha fatto un bel discorso in inglese (grazie al cielo con sottotitoli in italiano proiettati su uno schermo) e ha raccontato di quanto per lui sia importante scrivere e quanto sia stato male nei periodi in cui non aveva l’ispirazione. E’ scattata subito la simpatia a pelle, soprattutto perché si vedeva che non capiva una parola di italiano e sembrava catapultato in un mondo di alieni, dove comunque lui, si stava muovendo con una certa disinvoltura (solo dopo ho scoperto che non solo questo Zadoorian è piuttosto conosciuto ma anche che non era certo la prima volta che veniva in Italia).

Quella sera mi sono comprato il suo ultimo libro “Beautiful Music”, edito dalla piccola casa editrice Marcos y Marcos (piccola rispetto a Mondadori o Feltrinelli). Perché ho scelto quel libro? Perché parlava di musica e di come la musica aveva salvato il protagonista del romanzo: un ragazzino appena entrato in un liceo di Detroit agli inizio degli anni 70. Bene, che vi devo dire: stupendo! Lo so che è un aggettivo che uso spesso per descrivere un libro ma questa è l’occasione giusta per rispolverarlo. Non è solo un romanzo in cui è impossibile non immedesimarsi con il giovane protagonista e trovarlo simpatico, ma è anche un viaggio nella musica rock di inizio anni 70, quando le piccole radio locali cominciavano a passare le prime note di gente che poi sarebbe diventata un pochino famosa: Deep Purple, Black Sabbath, Led Zeppelin, Pink Floyd, Beatles, Rolling Stones, Alice Cooper e cento altri. E’ un viaggio nell’adolescenza difficile di un bambino bianco, che si ritrova suo malgrado, coinvolto in scontri razziali con altri studenti di colore e che trema alla sola idea di compiere 18 anni e dover partire per il Vietnam. Un bambino che non sa suonare uno strumento ma che riconosce una canzone dalla prima nota, neanche fosse l’Uomo Gatto di Sarabanda. Un bambino solitario, per cui la musica in adolescenza, ha rappresentato l’unica boa a cui aggrapparsi, per non affogare in un mondo che corre troppo forte per uno che ha solo 14 anni.

Ps: ogni tanto comprate anche qualche libro di piccola e media editoria. Ok costano un pochino di più ma avrete l’opportunità di scoprire autori che altrimenti non avrebbero mai avuto spazio tra gli scaffali delle librerie.

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