Però insomma, se alle Stelle Fredde è stato assegnato sto Premio ci sarà anche un motivo. In fondo io non sono un critico e probabilemente non ho colto il sottile vero significato nascosto sotto le parole, che invece ha fatto innamorare chi lo ha votato. Lo ammetto candidamente: qualsiasi cosa ci sia dietro questo romanzo, non l'ho capita! O meglio, ho capito cosa ha scritto Piovene ma non ho capito il senso del romanzo: se sia una critica all'uomo, alla società, all'universo o a Dio. Non ho capito con chi ce l'ha sto Piovene! Però devo anche ammettere che qualche spunto interessante c'è.
Ora, senza raccontarvi troppo, vi dico che c'è una scena in cui Dostoevskij resuscita e sbuca fuori da un albero abbattuto. E poi Dostoevsij racconta cosa c'è dall'altra parte (sotto terra) e dice che tutti noi da morti non facciamo altro che camminare e camminare e siamo in un mondo che è simile a quello in Terra
ma un pò più giallo e ci sono quelli che camminano e basta e quelli che hanno fede in Dio e che camminano e in più fanno sapere a tutti che hanno fede in Dio. Solo che c'è un problema, cioè che queste anime (che non sono anime perché sono ancora mezzi corpi sbiaditi) ogni tanto evaporano e scompaiono e quindi gli stessi morti si ritrovano a farsi domande come quando erano vivi: muoriamo nel dubbio di sapere cosa ci sarà dopo e quando ci rendiamo conto che poi c'è effettivamente qualcosa, stiamo da capo a docidi perché anche nell'aldilà c'è una sorta di seconda morte che non si sa dove ci porti. Affascinante caro Piovene, alzo le mani e dico che è proprio una bella teoria.
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Voi fatemi sapere. Vi auguro di essere quell'1%.



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